Anna Grazia Greco

Anna Grazia Greco, già primadonna del liceo Cicognini di Prato, è stata, dal 2004 al 2010, la dirigente Mae presso la scuola "Agustin Codazzi" di Caracas (Venezuela). Successivamente Anna Grazia Greco ha operato presso la scuola "Antonio Raimondi" di Lima (Perù) sempre in qualità di dirigente Mae (Ministero degli Affari Esteri)
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martedì 20 gennaio 2015

Enrico Cajati e il camorrista | Paolo La Motta al Castel dell'Ovo

Su Enrico Cajati circolava una storiella che pareva spuria, invece ho verificato essere autentica al 100%.
Non è una storia da manuale, tipo quelle raccontate da Saviano o dal Mattino di Napoli, storie che narrano le gesta da far west della criminalità organizzata napoletana. Soffermandosi unicamente sull'aspetto flokloristico e stucchevole del fenomeno. Dato che anche il far west è un'invenzione cinematografica...

"C'era una volta un pittore che amava vivere i vicoli di Napoli. Un uomo semplice e schietto che era riuscito a farsi apprezzare fin da giovane: a 28 anni fu invitato alla biennale di Venezia.
In quello stesso periodo c'era un camorrista, rampollo, neanche a dirlo, di una famiglia di noti delinquenti. Il camorrista aveva un problema: doveva reinvestire e riciclare i soldi sporchi che tanto facilmente incamerava. Dato che, nella sua volgarità, si riteneva un tipo fine, decise di dedicarsi all'arte contemporanea. Nella sua mente primitiva, aveva infatti notato che gallerista faceva rima con camorrista, e poi che entrambe le parole erano formate da 10 lettere! 
Che mente elevata, non riusciva proprio capacitarsi di saper esprimere cotanto genio.
Di artisti ne trovava a bizzeffe, di ogni nazionalità, formazione e indirizzo artistico, dato che nessuno andava per il sottile sulla provenienza di quei soldi. Pecunia non olet, dicevano gli antichi.
Un giorno il “gallerista” era venuto a conoscenza di quel pittore venuto dal nulla e si era messo in testa di farne un artista della sua scuderia: voleva lanciarlo, come si dice in gergo.

Il pittore accettò, era una persona di una semplicità sconcertante, parlava con tutti. Accettò l'incarico e l'assegno di alcuni milioni, pare 10, che all'epoca erano una vera fortuna: lo stipendio medio era di poche centinaia di migliaia di lire. 
Il pittore, però, cominciò col prendere tempo prima di onorare il patto, il tempo passava e i quadri non erano mai pronti. Non era tanto convinto dell'affare: per lui la provenienza di quei soldi faceva la differenza. Così i quadri non erano mai pronti. 
La pazienza del “gallerista” cominciò a vacillare, non ne poteva più di quelle risposte evasive, era un tipo fine, ma fino a un certo punto. Un giorno quel delinquente prese la situazione di petto e arrivò a minacciare il pittore: “Se non mi ridai i soldi ti rompo la testa!”. 
Il pittore tirò fuori l'assegno e glielo porse: non l'aveva neanche incassato!"
Dunque il  pittore è Enrico Cajati, e non è il caso di dire il nome del camorrista: farsi denunciare da una merda simile sarebbe il colmo per me!

Paolo La Motta alla mostra antologica di Enrico Cajati - Castel dell'Ovo, 2006

venerdì 31 ottobre 2014

Federico Garcia Lorca, "Cielo vivo" | "Bimbi e gallo", olio su tela di Enrico Cajati

Cielo vivo
Non potrò lamentarmi
se non ho trovato quel che cercavo.
Vicino alle pietre senza succo e agli uccelli  vuoti
non vedrò il lutto del sole con le creature in carne viva.
Ma andrò al primo paesaggio
di colpi, liquidi e rumori
che penetra un bambino appena nato
e dove ogni superficie è evitata,
per capire che quello che cerco avrà il suo centro d'allegria
quando volerò mescolato all'amore e alle arene.

Lì non giunge la brina degli occhi spenti
né il muggito dell'albero assassinato dai bruchi.
Lì tutte le forme hanno intrecciate
una sola espressione frenetica di slancio.
Non puoi avanzare negli sciami di corolle
perché l'aria dissolve i tuoi denti di zucchero
né puoi accarezzare la fugace foglia della felce
senza provare lo stupore definitivo dell'avorio.
Là sotto le radici e nel midollo del vento
si comprende la verità delle cose equivocate,
il nuotatore di nickel che spia l'onda più fine
e la mandria di vacche notturne con rosse zampe di donna.


Non potrò lamentarmi
se non ho trovato quello che cercavo:
ma andrò al primo paesaggio d'umidità e di ululati
per comprendere che quello che cerco avrà il suo centro d'allegria
quando volerò mescolato all'amore e alle arene.



Volo fresco di sempre sopra letti vuoti,
sopra gruppi di brezze e di barche arenate.
Passo vacillando la dura eternità fissa
e amore senz'alba. Amore. Amore visibile!
Cielo vivo, Federico Garcia Lorca
Bimbi e gallo, olio su tela - Enrico Cajati

venerdì 27 giugno 2014

Comunione e Liberazione: la compagnia degli "affari loro" a Milano e provincia - Curzio Maltese | Enrico Cajati, "Natura morta"

[...] La destra blatera di tolleranza zero, ma non si accorge di governare da due decenni la capitale europea della cocaina. Come l'ha definita uno scienziato serio, Silvio Garattini, analisi di laboratorio alla mano: sei milioni di dosi spacciate ogni anno, oltre qindicimila al giorno. Non solo nelle discoteche, ma anche nei ristoranti, negli uffici, per strada.
La Lega è così radicata nel territorio, da armare ronde contro i poveracci, senza accorgersi che chi comanda l'esercito di spacciatori, affitta ai clandestini, traffica in armi e appalti sono i capi della 'ndrangheta. Il severo cattolicesimo ambrosiano, che non manca una messa la domenica, e neppure un affare dal lunedì in poi, finge di non sapere da dove arrivano i capitali per finanziare le imprese, la colata di cemento, la corsa all'oro nella quale sguazzano fra gli altri i compagnucci di Comunione e Liberazione.
Curzio Maltese (LaRepubblica 6/8/2010)

Enrico Cajati, Natura morta